Concessione finanziamenti, le banche spiano? Ecco come difendersi

Ecco cosa accade quando un cittadino ha bisogno di farsi concedere un finanziamento da un istituto bancario: non è un romanzo di fantascienza

Spiati, controllati, schedati alla stregua di sudditi di un impero galattico o automi di un romanzo distopico degli anni '60: non stiamo parlando di finzione bensì del procedimento che precede la concessione di un finanziamento da parte di un istituto bancario. Una vicenda capitata a tantissime oneste persone che vedono negarsi in tale modo del denaro fondamentale magari per tenere in piedi una attività.

Privacy e concessione finanziamenti: ecco cosa succede

scuse bancarie"Ci dispiace, ma non possiamo erogarle il finanziamento": una frase, un distico tristemente elegiaco, un leitmotiv che spesso si sente echeggiare all'interno dei corridoi degli istituti bancari: il funzionario della banca si pronuncia in questo modo, anche quando il cittadino/cliente possiede tutte le carte in regola con riferimento alla propria situazione patrimoniale.

Il funzionario farfuglia adducendo poi scuse generiche: la colpa viene scaricata sul computer, sul rating e sulle linee della direzione generale, pigri artifici retorici per uscire dall’imbarazzante situazione. Ma nella pratica rimane l'enigma: per quale motivo nel cosiddetto “credit crunch” rimangono impigliati molti soggetti apparentemente solvibili?

Le attività “sotterranee” degli istituti bancari

controlli bancariLa risposta aleggia nel vento e possiede la forma di un concetto che siamo più abituati a conoscere attraverso i giornali o a vedere in un film di spionaggio al cinema: “due intelligence”, concetto che prende forma dall'unione di due termini: “due diligence” (solitamente il processo investigativo che viene messo in atto per analizzare valore e condizioni di un'azienda, o di un ramo di essa, per la quale vi siano intenzioni di acquisizione o investimento) e “intelligence” (l'insieme degli stumenti che sovrintendono al controllo di informazioni rilevanti). Ma oggi, con il perdurare della crisi economica ed il crollo di ogni certezza, tale strumento viene utilizzato anche per valutare le condizioni di solvibilità della singola persona che richiede un finanziamento. Viene redatto uno “scouting report” che analizza nei dettagli il cliente: ad effettuare ciò sono società specializzate che non potrebbero in realtà agire in questo modo ma lo fanno lo stesso, violando la privacy e spingendosi laddove non potrebbero nemmeno i casellari giudiziari, rovistando nella vita privata delle persone. Ad essere schedati sono in questa maniera sono tutti i cittadini: dagli imprenditori ai professionisti.

Ma cosa accade con le informazione trafugate in questa maniera? Queste vengono vendute proprio agli istituti bancari. E in questo modo, il cerchio si chiude. Sembra un romanzo orwelliano, ma non lo è. I soggetti forti (ovverosia le banche) fanno la voce grossa, ed il cittadino inerme subisce. Ma la tutela del consumatore, in tali circostanze, come può essere praticata?

Come proteggersi da ciò?

Per aiutare il correntista a proteggersi da tale particolare pratica giungono in soccorso alcuni professionisti: si stanno infatti moltiplicando sui territori gli esperti (avvocati soprattutto) di privacy a cui rivolgersi per ottenere una consulenza in merito. Tali figure possono fungere da grande aiuto per orientarsi nella complessa materia delle informazioni personali. Uno strumento fondamentale per tutelare il consumatore contro le grandi entità bancarie.

Fonti: quifinanza.it

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