Contratti finanziari e consumatori: come riconoscere le clausole vessatorie

Le clausole vessatorie rappresentano molto spesso la "camera oscura", il lato cieco di un contratto intercorso tra due parti, il lato oscuro di una luna che spesso è ben chiaro e nitido per il contraente forte mentre si configura come una selva nebbiosa e nascosta per il contraente debole, ovvero il consumatore.

Clausole vessatorie nei contratti di prestito: di cosa si tratta?

Quando si parla di clausole vessatorie ci si riferisce a quelle condizioni che, inserite all'interno del contratto, presentano un particolare valore negativo posto sulla "schiena" del soggetto debole del rapporto contrattuale. La clausola vessatoria è un elemento immancabilmente presente all'interno dei contratti di prestito stipulati tra consumatore e soggetto forte (banche e finanziarie) che si trasformano di fatto in condizioni generali di contratto valevoli per una moltitudine di soggetti. In essi è nascosta l'insidia di adempimenti molto sfavorevoli per il privato cittadino consumatore: citiamo ad esempio la tacita proroga, alcune limitazioni di responsabilità a favore del contraente forte, clausole compromissorie, ecc.

Esempi di clausole vessatorie

clausole-vessatorie-finanziamentiLa disciplina generale delle clausole c.d. "vessatorie" è prevista dall'art. 1341 del codice civile dedicato alle "Condizioni generali di contratto", il quale al secondo comma dispone che "in ogni caso non hanno effetto, se non sono specificamente approvate per iscritto, le condizioni che stabiliscono, a favore di colui che le ha predisposte" tutta una serie di specifiche clausole puntualmente elencate dalla legge stessa.

Ciò fa sì che al termine di ogni contratto le suddette clausole debbano essere sottoscritte esplicitamente attraverso una firma specifica debitamente separata dalla firma principale.

Il cittadino consumatore sarà pertanto tenuto ad effettuare due firme sul contratto: la prima alla fine di tutte le clausole del contratto e la seconda in calce ad una dicitura (“Ai sensi e per gli effetti dell’art. 1341 c.c. il consumatore dichiara di aver preso consapevole visione degli articoli n. …”) che richiami singolarmente le clausole vessatorie presenti.

Ciò tuttavia non fa altro che raddoppiare un adempimento formale, quello della firma, idoneo a depotenziare l'efficacia del rimedio stesso. Insomma invece di una, si appongono due firme e le clausole vessatorie vengono accettate senza battere ciglio dal consumatore (pensate ad esempio quando effettuate una firma per aderire ad un operatore telefonico).

 

Clausole vessatorie; La tutela del consumatore nella giurisprudenza

Una recente pronuncia del Tribunale di Reggio Emilia (ordinanza 30 ottobre 2014) cerca di rafforzare tale tutela affermando che risultano inefficaci le clausole vessatorie la cui approvazione avviene assieme alle altre condizioni generali e non in modo separato: una circostanza che si palesa spesso nei contratti stipulati con banche ed assicurazioni.

Ciò che rileva in questa direzione è il seguente assunto: a nulla rileva la mera sottoscrizione separata delle clausole vessatorie, ma è rilevante e decisiva anche la scelta di una tecnica redazionale idonea a suscitare l’attenzione del sottoscrittore sul significato delle singole e specifiche clausole approvate. Tale concetto rientra nella appena citata decisione dei giudici, la quale si colloca nell'alveo di un rilevante orientamento giurisdizionale segnato dalla Corte di Cassazione (la sentenza che funge da pietra miliare in questo senso è la 9492/2012) per cui l’effetto della violazione di tale precetto non comporta la nullità dell’intero contratto, con il "piccolo" particolare favorevole che al consumatore verranno considerate come non apposte le sole clausole vessatorie.

 

Alessandro Lega

 

 

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