Divieto di anatocismo: la grande vittoria dei Consumatori sulle banche

Il Tribunale di Milano inibisce alle banche ogni forma di capitalizzazione degli interessi passivi e ogni pratica anatocistica nei contratti di conto corrente

Una vittoria che si configura come una pietra miliare nel lungo percorso della tutela delle posizioni dei consumatori nel nostro paese: ad ottenerla proprio il Movimento Consumatori nei confronti degli istituti bancari nell'ambito (davvero spinoso per i cittadini consumatori) del divieto di anatocismo.

Nel corso dello scorso mese di giugno è stata infatti emessa un'ordinanza del Tribunale di Milano che ha inibito a Intesa Sanpaolo ogni forma di capitalizzazione degli interessi passivi e ogni pratica anatocistica in tutti i contratti di conto corrente con i consumatori. Una decisione storica che segna un potenziale spartiacque su un tema molto dibattuto.

Anatocismo: cosa cambia

divieto anatocismoRicordiamo a beneficio dei lettori che l'anatocismo si sostanzia nella produzione di interessi (la cosiddetta capitalizzazione) da altri interessi resi produttivi sebbene scaduti o non pagati, su un determinato capitale: di fatto un interesse sull'interesse (nella prassi bancaria definito interesse composto), o, sotto differente angolo visuale, il costo del denaro che viene prestato dagli istituti bancari.

La pronuncia del Tribunale di Milano segna un necessario passo in avanti in materia di divieto di anatocismo: questo cambiamento comporterà un risparmio per i correntisti in caso di conto in passivo. A chiarire la situazione è Paolo Fiorio, coordinatore dell’Osservatorio Credito e Risparmio del Movimento Consumatori: "Il tribunale di Milano ha confermato che dal 1° gennaio 2014 per le banche è vietata ogni forma di anatocismo, gli interessi scaduti non possono più produrre nuovi interessi che devono essere conteggiati solo sul capitale.

Anche il tribunale di Milano ha chiarito che il divieto di anatocismo non comporta alcun profilo di illegittimità con il diritto europeo, affermando che l’eliminazione di una condizione gravosa come l’anatocismo può, al contrario, agevolare la penetrazione delle banche estere nel mercato italiano”.

Divieto di anatocismo: le parole dei giudici del Tribunale di Milano

La banca è stata condannata a pubblicare il dispositivo dell’ordinanza sulla homepage del proprio sito Internet. Ma non soltanto: l'istituto bancario sarà ora obbligato a comunicare ciò anche a tutti i consumatori con le medesime modalità con le quali vengono inviati gli estratti di conto corrente. "La decisione conferma l’orientamento del tribunale di Milano e di quello di Cuneo - si legge in una nota emessa nelle scorse settimane dal Movimento Consumatori - che con l'ordinanza del 29 giugno scorso hanno condannato:

  1. ING Bank,
  2. BPM
  3. Deutsche Bank
  4. Banca Regionale Europea a cessare ogni pratica anatocistica".

A supporto della sua decisione il tribunale milanese ha così argomentato: "La materia dell'anatocismo non è oggetto di una specifica regolamentazione nella normativa europea, tanto meno in sede bancaria. Inoltre è agevole rilevare che l'anatocismo è una condizione gravosa per la clientela, la cui eliminazione non può che giovare alla penetrazione nel mercato da parte di tutte le banche, di qualunque Stato membro".

"Invitiamo la banca ad avviare urgentemente una procedura di conciliazione per restituire alla propria clientela gli interessi anatocistici illegittimamente incassati - afferma Alessandro Mostaccio, segretario generale dell’associazione -, la nostra associazione provvederà, altrimenti ad avviare una class action per tutelare i correntisti”.

Fonte: repubblica.it

 

Alessandro Lega

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