LIMITI PRELIEVO CONTANTI

Non so se ti sia già capitato di essere andato in banca e di voler prelevare una cospicua somma di denaro, che sia agli sportelli bancari o postali, direttamente dal tuo conto corrente.
Supponiamo che tu domani abbia la necessità di effettuare un prelievo di oltre 3000€ per qualsivoglia ragione.
Si tratta di una somma davvero elevata e che, onestamente parlando, parrebbe strano anche a me da prelevare in denaro contante. D’altronde, oggi funziona tutto via Internet, quindi perché pagare o comprare qualcosa con così tanto denaro contante?
Teniamoci però sul piano della buona fede: in generale, può succederti qualcosa se tenti di fare questa operazione? È ammissibile?
Tecnicamente, come ho avuto già modo di dire nell’articolo affine “versamento contanti controlli”, la Legge di Stabilità 2016 avrebbe imposto il limite di utilizzo di denaro contante pari a 3000€.
Ci sono dei “però” che è giusto analizzare.

 

Limiti prelievi contanti 2017-2018

Difatti, la nuova normativa, modificando il Decreto Fiscale collegato alla Legge di Bilancio 2017, è andata in realtà a sbilanciare quel delicato equilibrio della Legge di Stabilità. Oserei però dire, a prima vista, in meglio.
Invero, sono stati posti dei nuovi limiti al prelievo da conto corrente.
Limiti che però (in base a quanto si legge dal testo), se superati dal singolo professionista, non rappresentano più motivo di presunzione di evasione fiscale.

 

Ma allora a chi fanno riferimento?

Sotto questo punto di vista, quindi, non devi preoccuparti proprio perché questi limiti fanno riferimento alle imprese.
Nel dettaglio, è prevista l'applicazione di controlli nel momento in cui sono superati i suddetti limiti:
- Prelievo da CC che supera il limite giornaliero di €1000;
- Prelievi maggiori al limite mensile di €5000.
Il Decreto opera in sostanza su due livelli:
- Eliminando il riferimento della presunzione ai liberi professionisti, essendo stati esclusi dalle nuove soglie;
- Subordinando i controlli alle sole imprese che superano i limiti sopra detti.

Alla luce di quanto detto poc’anzi, se tu (libero professionista) decidessi di prelevare dal tuo conto oltre 3000€, non violeresti la normativa sulla tracciabilità.
Ciò è possibile considerando che i limiti all’uso di denaro contante si riferiscono non già alle operazione di versamenti o prelievi sul o dal proprio conto, quanto ad operazioni che intervengono con soggetti terzi (ad es. una donazione).

 

Limiti prelievi contanti in banca: quali segnalazioni si rischiano?

agenzia-entrate-indagineCiò che è stato detto, porterebbe allora a pensare che si sia esenti da rischi.
Data la distinzione operata dal Decreto Fiscale, tra liberi professionisti e imprese, questo problema deve essere analizzato ugualmente in due parti:
- Facendo riferimento ai liberi professionisti, bisogna concludere che, nel caso tu voglia prelevare più di 3000€, nessun dipendente della banca può negartelo.
Verissimo. Ma ciò, purtroppo, non significa che tu possa uscire dalla banca a cuor leggero al 100%. La filiale ha la possibilità, comunque, di procedere ad una segnalazione per “operazione sospetta”.
Eventualmente, potrà subentrare la “Unità di Informazione finanziaria” che, nel momento in cui ritenga configurabile una fattispecie di reato, notizierà la Procura della Repubblica.
- Se invece si tratta di un’impresa, il superamento delle soglie giornaliere e mensili comporta un controllo ad opera delle Agenzie delle Entrate, in forza della presunzione di evasione e/o attività illecita.
La cosa non finisce qua: non a caso, è prevista l’applicazione di una sanzione, in base alla quale i prelievi oltre i limiti verranno considerati come dei compensi. La conseguenza? È che verranno tassati tramite le imposte sul reddito.

 

Il prelievo non prova i ricavi

 

Discostandosi da quanto previamente statuito dalla disciplina sulle indagini bancarie, la Corte Costituzionale è andata controcorrente, statuendo nell’importante sent. 228/2014 che non si può applicare la presunzione che considerava i prelievi non giustificati quali ricavi/compensi occulti dettati da un'attività in nero.
Continua, affermando che essa “è lesiva del principio di ragionevolezza, nonché della capacità contributiva”.
Conclude sancendo da un lato che la presunzione è quindi illegittima se applicata nei confronti degli esercenti arti e mestieri, e dall'altro che continua a trovare applicazione nei soli confronti degli imprenditori.
A rafforzare questa presa di posizione, è la recentissima sentenza sempre di Cassazione n. 23162/2017.
Come si apprende da un articolo pubblicato su “Sole 24 ore”, il caso ha riguardato un soggetto privato che, secondo quanto rilevato dalla Ctr, era stato qualificato come lavoratore autonomo, seppur esercente un'attività di impresa artigianale, ma (e qui è il centro) quale ditta individuale, senza lavoratori.
Come tale, rientrava nell’ipotesi di cui sent. 228/2014.
Ecco che allora l’onere di provare illiceità dell'utilizzo dei prelievi non giustificati è a carico dell’amministrazione finanziaria.

Nonostante la copertura riconosciuta al lavoratore autonomo e professionista intellettuale, comunque un consiglio è quello di conservare, magari in un file, salvate tutte le somme prelevate con il relativo uso. Questo perché, come già detto, non è negata la possibilità alle Agenzia delle Entrate di chiedere chiarimenti.
Lo stesso coniglio, a maggior ragione, vale anche per gli imprenditori: se i prelievi vanno oltre il limite, scatta la presunzione a sfavore del soggetto. Appare quindi consigliabile tenere sempre registrate le attività fatte di prelievo contante con la relativa causa di giustificazione.

Sinceramente, se da un lato grazie alla Cassazione è stata riconosciuta a ciascun lavoratore autonomo e professionista la salvaguardia dalla presunzione legale, dall'altro (io personalmente) non capisco perché ci sia comunque il rischio di incorrere in controlli. O meglio, affinché si posso comunque esercitare un controllo anche su questi soggetti, non poteva essere fissato semplicemente un limite superiore oltrepassato il quale scatta la presunzione? Quantomeno in questo modo ci sarebbe la certezza di quando effettivamente si può essere soggetti a controlli.

2 Risposta

  1. Grazie per le informazioni. Ho chiesto una somma superiore ai 3000 euro, in contanti, in banca. Per mia sicurezza. Mi hanno fatto una marea di storie. Mi ha dato molto fastidio. Oltre a chiudere il conto cosa altro posso fare? È appropriazione indebita? Grazie

    • Alessandro Lega Alessandro Lega

      Gentilissimo utente, purtroppo chiudere il Suo conto corrente non Le risparmierà fastidi simili, a meno che Lei non decida di non avere alcun tipo di conto corrente bancario o postale, situazione quasi impensabile con le normative attuali.

      Come ha avuto modo di leggere nel nostro articolo, la banca ha la libertà di segnalare le operazioni “sospette” a propria discrezione. Non segnalare una operazione sospetta, per la banca è più problematico che segnalarla, benché il lavoro necessario (produzione di documentazione, raccolta firme, autorizzazioni, manleva, ecc…) sia oneroso in entrambe i casi, i rischi di sanzioni sono ben maggiori nel primo caso.

      Ecco perché ha trovato tanta avversione da parte degli impiegati, i quali, consapevoli della quantità di documenti da compilare e dei rischi a cui è sottoposto il cassiere, sono piuttosto restii a rischiare una sanzione. Infatti è proprio il cassiere che ha l’obbligo e la responsabilità di segnalare eventuali anomalie di questo tipo.

      In conclusione posso dire con sicurezza che le difficoltà incontrate non possono assolutamente configurarsi come appropriazione indebita.

      Cordiali saluti.

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