ESECUZIONI ESATTORIALI: SÌ ALL’OPPOSIZIONE

Continuando a parlare di pignoramento, una forma particolare nella quale si può manifestare è il c.d “pignoramento esattoriale”.
È così chiamato perché si attiva nel momento in cui i contribuenti non pagano la cartella esattoriale entro il termine (che ti ricordo essere fissato entro il 60esimo giorno dalla relativa notifica).
Il soggetto che procede al pignoramento esattoriale è l'agente della riscossione, ovvero il soggetto che vanta un credito e che ha interesse a che i contribuenti lo soddisfino.
Se non sai cos'è una cartella esattoriale o non hai le idee troppo chiare né conosci bene quali sono le conseguenze nel caso in cui non venga pagata, allora ti suggerisco di leggere l’apposito articolo “Cosa succede se non si paga una cartella esattoriale”, dove infatti troverai tutte le informazioni necessarie per avere piena conoscenza e coscienza di ciò a cui potresti andare incontro.

In questo articolo, invece, mi voglio soffermare su un altro aspetto fondamentale, che è stato tra l’altro oggetto di modifica molto di recente: mi riferisco alle opposizioni contro l’esecuzione esattoriale.
È infatti (e aggiungo per la gioia di noi tutti contribuenti) grazie alla sentenza della Corte costituzionale n. 144 del 31 maggio 2018 che è stata dichiarata la incostituzionalità della disposizione, contenuta nel dPR n. 602/1973, che escludeva la possibilità per il contribuente di avanzare le opposizioni regolate dall’art. 615 c.p.c contro il procedimento di espropriazione forzata tributaria.
Si ammetteva in realtà possibilità di proporre le opposizioni ma solamente quelle che riguardavano la pignorabilità dei beni, mentre erano escluse tutte le altre.
È proprio su questo punto che è intervenuta la sentenza costituzionale.

pignoramentoLa vicenda nella quale sono stati avanzati questi profili di incostituzionalità riguarda una società assoggettata ad esecuzione forzata che, avendo proposto ricorso al giudice tributario, contestava con atto di opposizione ex art. 614 c.p.c il diritto di Equitalia a procedere all’esecuzione stessa.

La Corte costituzionale, così chiamata a pronunciarsi, ha ritenuto fondata la questione sollevata.
Ciò che ha spinto la Corte verso questa direzione è stato l’aver osservato che, nei casi in cui vi è la giurisdizione del giudice ordinario, vi era una “carenza di tutela giurisdizionale”. Come mai?

Perché secondo la norma censurata non era ammessa né opposizione di fronte al giudice dell’esecuzione né era possibile ricorrere al giudice tributario perché carente di giurisdizione.
Come se ciò non bastasse, si prevedeva la possibilità di proporre opposizione agli atti esecutivi solo però se fondata su ragioni di regolarità formale del titolo esecutivo o degli atti di procedura.
Insomma, c'era una bella lacuna nel sistema… lacuna che, fortunatamente, è stata colmata dalla pronuncia della Corte costituzionale.
La Corte ha infatti ritenuto che la disposizione censurata violasse il diritto alla tutela giurisdizionale, garantito e tutelato dagli artt. 3 e 24 cost.
È stato in definitiva riconosciuto il diritto di proporre opposizione attraverso la quale il contribuente può contestare lo stesso diritto di procedere alla riscossione accusandone l'illegittimità.

Direi che è una pronuncia che ha la sua notevole importanza, proprio perché grazie ad essa è stato e sarà garantito il diritto di noi tutti a una tutela giurisdizionale piena.
A volte, penso che il bello del diritto sia proprio questo: è vero, non sempre si riesce ad optare per le soluzioni che sarebbe più giuste, ma fortunatamente altre volte si fa un passo avanti superando dei limiti passati.
Sei della mia stessa opinione?

1 Risposta

  1. dobbiamo dire GRAZIE a dei giudici attenti che sanno fare bene il loro lavoro, mettendo al primo posto la persona!

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