CONTI CORRENTI COINTESTATI E QUOTE TRATTENUTE DALLA BANCA PER GLI EREDI

Il titolo di questo articolo contiene due termini fondamentali che costituiscono il fulcro dell’argomento, vale a dire “cointestati” ed “eredi”.
Viene cosi subito messo in evidenza un possibile (nonché, come si vedrà, effettivo) contrasto tra quelli che sono i cointestatari di un libretto bancario o conto corrente e gli eredi (coloro che subentrano, in caso di morte di un soggetto, nella successione di quest’ultimo).
Ma perché queste due tipologie di soggetti si trovano in conflitto? E inoltre, ti starai chiedendo (forse) quale sia il nesso tra conto corrente ed eredi… beh, forse è abbastanza intuibile, o forse no.
In ogni caso, l’argomento è abbastanza complesso quindi “stay tuned” (come si usa tanto dire di questi tempi) perché assieme lo sviscereremo.
Data proprio la complessità del tema, lo affronterò per gradi, toccando man mano vari punti che congiuntamente ci daranno una visione d’insieme.
Quindi, senza troppi indugi, iniziamo.
1. Anzitutto, la primissima cosa da analizzare è giustamente il significato di “conto corrente cointestato”.
Beh, in realtà non è nulla di cosi stravolgente e “mistico”… Si tratta semplicemente di un conto corrente qualunque che però ha la particolarità di riferirsi (ovvero essere intestato, per l’appunto) a 2 o più soggetti piuttosto che a uno singolo. La conseguenza, detta molto in breve, è che più soggetti possono accedere al conto e disporre della liquidità presente.
Si può decidere di cointestare un conto direttamente all'apertura dello stesso od anche in un momento successivo a conto già aperto.
2. Nel momento in cui si decide di cointestare un conto, è necessario procedere all'apposizione delle firme dei soggetti coinvolti (si tratta di un punto direi centrale nell’articolo per le conseguenze che si vedranno man mano, quindi tienilo presente).
È proprio a questo punto che le cose si iniziano a fare interessanti, perché esistono 2 modalità di apposizione tra le quali scegliere e che, inutile dirlo, comportano conseguenze differenti.
Questi due modalità sono:
- La firma congiunta
- La firma disgiunta.
La prima implica che, nel caso in un cui uno dei cointestatari voglia procedere a effettuare una qualsivoglia operazione, quest’ultimo possa portarla a termine SOLO se tutti gli altri cointestatari hanno apposto la propria firma, dando così il proprio “ok”.
Si capisce come questa modalità comporti di fatto un vincolo, proprio perché il singolo non può procedere in autonomia, ma è tenuto a sentire gli altri soggetti interessati.
Diversa è la situazione con la firma disgiunta, che comporta un regime di libertà e autonomia.
Infatti, a ciascuno dei cointestatari è data la possibilità di concludere operazioni senza però il vincolo visto per il primo caso: il singolo dispone infatti a pieno dell’intera somma.
La scelta dell’una o dall’altra modalità spetta ovviamente alle persone coinvolte e deve avvenire all'apertura del conto, ma è comunque ammessa la modifica se successivamente i cointestatari hanno cambiato idea.

Tutta questa premessa è servita non solo per fornire qualche nozione generale ma, e soprattutto, per evidenziare un aspetto che interessa proprio il nostro articolo, vale a dire il secondo punto sopra analizzato: la congiunzione o disgiunzione della firma, che ha conseguenza pratiche soprattutto in caso di successione.
Anzitutto, la previsione legislativa generale afferma che gli eredi possono acquisire la liquidità presenta sul conto cointestato MA solo nella misura che spettava al defunto, che verrà calcolata tenendo conto di due fattori: la giacenza complessiva del conto e il numero dei cointestatari.
-->Per esemplificazione pratica: se un conto è cointestato a due persone, gli eredi del defunto potranno rivalersi su una somma pari al 50% di quanto presente nel conto.
C'è un “però” importante che non può essere assolutamente tralasciato, ed è per l’appunto la modalità di cointestazione prescelta e i relativi poteri di disposizione di cui godono i cointestatari.
Se il conto è stato aperto con firma congiunta, è prassi bancaria che gli istituti di credito procedano direttamente al “blocco del conto corrente” (comunque temporaneo). Ciò è conseguenza del fatto che il cointestatario superstite non aveva e continua a non avere la possibilità di disporre di quanto presente nel conto senza l'autorizzazione dell’altro (ormai defunto).
Il conto rimane così bloccato fino a che non siano stati individuati gli eredi legittimi del defunto.
Una volta accertata la loro identità, essi potranno, ASSIEME (vale a dire congiuntamente) al cointestatario ancora in vita, disporre del denaro depositato nel conto.

 

Firma disgiunta nel conto corrente e decesso di uno dei cointestatari

bancaria cc

La faccenda si complica nel caso di firma disgiunta, rispetto alla quale, in caso di successione, ci sono delle osservazione in più da fare:
- In questo caso, ciascuno dei cointestatari era libero di disporre in via pienamente autonoma dell’intera somma presente nel conto. Così, il cointestatario superstite rimane allo stesso modo libero di operare autonomamente sull’intera somma, ed anche sulla quota che in astratto si riferisce al de cui defunto.
Poiché gli eredi del cointestatario defunto diventano essi stessi nuovi cointestatari, anch’essi godono della medesima facoltà sopra descritta, sebbene si prevede che gli eredi debbano operare congiuntamente.
È importante sottolineare anche il fatto che ciascuno degli eredi ha la possibilità di presentare alla Banca un atto di opposizione con lettera raccomandata che evidenzia la contrarietà alla modalità di disposizione disgiunta. Così facendo, l’istituto bancario può accettare richieste solo se disposte da tutti i cointestatari (superstite + eredi nuovi cointestatari). Grava inoltre sull'istituto l’onere di custodire le somme presenti sul conto e consegnarle alle persone autorizzate ex lege in materia successoria.

 

Titolarità delle somme e presunzione di contitolarità delle somme

 

Ultimo ma non ultimo punto che deve essere analizzato è la TITOLARITÀ delle somme presenti sul conto.
Secondo quanto statuito all’art. 1298 c.c, nei rapporti interni tra cointestatari ciascuno è contitolare in solido dei debiti e dei crediti.
In parole spicciole, sempre in caso di conto cointestato a due persone, ciascuna di esse si presume titolare del 50%.
Non si tratta però di una presunzione assoluta, potendo infatti essere superata provando il contrario, cioè che dell’intera somma era titolare solo uno dei due, anche se ciò provoca un’inversione dell’onere probatorio, gravando sul soggetto interessato l’onere di dimostrare per l’appunto che nel concreto la situazione non rientra nella presunzione legislativa.
Ergo, provato ciò, significa che quanto è contenuto nel conto non apparteneva ai due soggetti in parti uguale, ma in misura maggiore o per intero a uno solo dei due… è però NECESSARIO PROVARLO, perché in caso contrario si applica la presunzione di contitolarità delle somme.
Riporto in merito un caso deciso dal Tribunale di Palermo con ordinanza lo scorso 25 ottobre, che avrebbe confermato la decisione di Poste italiane che, alla richiesta di versamento a uno dei cointestatari dell’intera somma, si era rifiutata di procedere perché quello che sarà il ricorrente di fronte al Tribunale non aveva fornito prova della sua titolarità per intero di quella somma.
In questo senso, la banca “ha trattenuto” il restante 50% che, per presunzione legale, apparteneva al cointestatario defunto, operando cosi anche a garanzia degli eredi di quest’ultimo.

Che dire, se decidi di aprire un conto cointestato tieni bene a mente quanto illustrato sopra, in modo da sapere tutte le implicazioni che questa operazione comporta.

 

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