Truffa con ricarica PostePay

Truffe… truffe… e ancora truffe.
Con Internet e la possibilità di effettuare pagamenti direttamente online e comodamente da casa, il rischio di essere una vittima di una qualsivoglia “truffa digitale” è sempre maggiore.
Non si può mai stare realmente tranquilli. Oggi parleremo della truffa con ricarica PostePay
Non dirmi che a te non è mai capitato di comprare un oggetto da Internet? Beh, in effetti se stai leggendo questo articolo è o a scopo informativo-preventivo o perché (purtroppo) uno di questi acquisti non è andato come speravi.
Ma allora, la possibilità di fare acquisti a destra e a manca da casa muovendo semplicemente un dito vale effettivamente il rischio che si cela dietro questo meccanismo di acquisto, amato da molti eppure “tagliente” sotto certi aspetti?

 

Truffa con la carta Postepay

Le statistiche rivelano come la percentuale maggiore di persone soggette a truffe online abbia utilizzato come metodo di pagamento la carta Postepay.
Si tratta di una carta prepagata che è così tanto utilizzata perché porta con sé alcuni vantaggi:
- È facile e veloce averne una, non richiedendo l'apertura di un conto né la previa esistenza di un conto di appoggio.
- È altrettanto facile da usare per acquisti online (tanto che ben il 35% di questi sono fatti attraverso questa carta). In particolare, quando la si usa, si trasferisce denaro all’altro soggetto sottoforma di semplice ricarica.

Guardando però anche l’altra faccia della medaglia, che è quella che a noi in questa sede ci interessa, non è tutto rose e fiori.
Non a caso, molteplici sono le truffe con Postepay, utilizzate per pagamenti in svariati siti online (anche noti e “affidabili”, come Subito.it, Kijiji o eBay).
Affidabili fino a un certo punto…. Perché purtroppo i truffatori sono ormai all’ordine del giorno.

Come riconoscere questa truffa

truffa-onlineTrattandosi di una truffa, non ci saranno chiaramente delle scritte e cartelli luminosi che ci dicono “Attenzione, quello che stai per cliccare è una mega truffa”… sarebbe fantastico, ma se così fosse non ci sarebbero in effetti le truffe.
Queste persone, che evidentemente non hanno nulla di meglio da fare nella giornata se non rovinare quella di poveri malcapitati, agiscono per vie più velate… Beh, mica poi tanto.
Infatti, ci potrebbero essere dei “segnali”, chiamiamoli così, che dovrebbe farci accendere una lampadina di allarme.
Quello che forse salta più all’occhio è il prezzo: non credo sia poi così furbo vendere un oggetto a un prezzo che a stento nemmeno i cinesi farebbero.
Ironia a parte, un prezzo poco “adeguato” all’oggetto in questione è un classico. Eppure, lanciato l’amo, c’è ancora gente, vuoi ingenua vuoi sprovveduta, che ci abbocca alla velocità di uno schiocco di dita.
E poi diciamocelo… è raro che un venditore serio chieda una ricarica Postepay che, vedremo più in basso, di garanzie per il compratore ne ha così poche che oserei dire nessuna.

 

Come evitare la truffa con Postepay

Quindi, la prima cosa che dovrebbe insinuarsi in te è il dubbio che l’articolo venduto a quel prezzo stracciato possa non essere reale.
Passando allo “step successivo”, qualche ricerca nel web non guasta: assicurati che quell’articolo non sia venduto anche in altri siti da venditori “differenti” e che l’immagine non sia un semplice copia e incolla di un’altra pescata semplicemente in Google immagini.
Se ti viene chiesto di anticipare una caparra, io ci penserei prima due volte, trattandosi di una persona “a caso” che ha messo un annuncio su un sito, non sapendo chi realmente sia, se i suoi dati siano reali o frutto di una identità immaginaria.
Cercando “truffa Postepay” su Internet ho riscontrato una esplosione di articoli in merito… un vero e proprio boom di queste truffe, che possono avvenire non solo tramite un annuncio fake pubblicato in internet, ma anche tramite un SMS o email.
A molti è capitato di riceverli, e in essi veniva chiesto di accedere al sito delle Poste, tramite relativo link allegato. Bada molto bene ad aprirlo perché, anche se la pagina aperta può sembrare realistica, è decisamente una truffa.

 

Cosa fare in caso di truffa

Se anche tu sei una vittima di questo meccanismo, non esitare a sporgere denuncia presso i Carabinieri o alla Polizia postale, con la quale segnalare il post incriminato.
Ahimè, non voglio fare “l'uccellaccio del malaugurio”, ma mi preme avvertirti che, se sei stato truffato con Postepay, la possibilità di recuperare i soldi diventa ormai un ricordo lontano.
Si dice infatti che ricaricare tramite Postepay equivalga a fare una donazione.
Ciò non deve però trattenerti dal denunciare il fatto perché, soldi a parte, almeno il truffatore non può farla franca.
Certo, avendo utilizzato identità e recapiti insistenti, non sarà facile ma la speranza è l’ultima a morire.

Non voglio accusare a spada tratta nessuna delle parti in gioco.
Truffare è un atto certamento basso e meschino che spero, un po' idealmente, non capiti a nessuno.
Ma succede… e non posso dire che sia (sempre) colpa del truffatore al 100%.
Non voglio assolutamente darti colpe, ma renderti solo più consapevole del fatto che al mondo non siamo nati tutti corretti.
“Aguzza la vista” così dal riconoscere e stare alla larga da eventuali truffe.
Non mi stancherò mai di dire che fidarsi è bene, ma non fidarsi è meglio (anche perché purtroppo ho provato sulla mia pelle cosa vuol dire essere truffati).
Non voglio quindi che capiti a nessuno di noi.

 

8 Risposta

  1. Andrea

    Compro molto su internet e solo una volta, circa 3 anni fa, sono stato truffato acquistando un prodotto usato su subito.it ed effettuando una ricarica postapay. Ho fatto immediatamente denuncia alla polizia postale dove mi hanno detto che i miei soldi non li rivedrò mai più!! Si trattava “solo” (si fa per dire…) di 170 euro, ma la cosa che non mi va proprio giù e che del truffatore avevo nome e cognome reali (come confermato da Poste italiane), codice fiscale, nr. di cellulare e indirizzo mail e nonostante tutto la legge non riesce a fare nulla… perché capita questo? Una volta accertata la truffa perché non ci si può rifare sul truffatore?… Non credo che questa “non procedura” sia uguale in tutti i Paesi del mondo… noi siamo molto indietro!!

    • Alessandro Lega Alessandro Lega

      Gentilissimo Andrea, rispondo al Suo quesito benché il nostro ambito di attività associativa non sia specifico alla problematica esposta. Purtroppo l’infelice frase da Lei riportata non è frutto delle normative, bensì delle esperienze delle procedure giudiziali tanto numerose in ambito di “piccole” truffe. Ho utilizzato le virgolette proprio per evidenziare che anche in giurisprudenza e nella normativa l’eventuale “tenuità del fatto” comporta possibili attenuanti e riduzioni di pena. La difficoltà di rientrare in possesso degli importi persi a seguito di una truffa non consiste nella certezza della pena per il trasgressore, bensì nel fatto che tali importi, di fatto, non sono più esistenti (perché spesi / utilizzati / persi), e soprattutto le spese legali e procedurali potrebbero ampiamente superare l’importo recuperabile. Il diritto romano (da cui discende la normativa italiana) prevede che il reo rimborsi il danno. Purtroppo codici di procedura civile e penale “sono andati oltre” in termini di tutele e solo chi ha sufficienti fondi per pagare gli avvocati migliori (a volte) è in grado di ottenere il ripristino dal danno. Chiedo venia fin d’ora per questa amara opinione che non vuole essere offensiva per alcuno, ma solo rilevare un dato statistico di quanto avviene nella nostra Italia.

  2. Salve, purtroppo sono stato truffato da una persona se così si può definire.
    Ho ricaricato 90€ con ricarica postepay ed ora io ho solamente il suo numero di cellulare, il codice fiscale e il numero della carta.
    Volevo sapere da lei, in caso sporgessi querela cosa succederebbe al truffatore e se verrebbe rintracciato
    Grazie

    • Alessandro Lega Alessandro Lega

      Gentile utente, dal mio umile ed impreparato punto di vista che nulla ha a che vedere con una consigliata ed appropriata consulenza legale, una situazione simile a quella da Lei presentata difficilmente può essere configurata come reato penale di truffa, in quanto lei stesso (consapevolmente o meno) ha inviato il denaro in forma di ricarica e non informa di un pagamento a fronte di una vendita o un servizio. Naturalmente lei è libero di presentare querela come desidera, ma senza appropriata documentazione scritta e comprovante la richiesta del venditore di ricevere il pagamento tramite ricarica Postepay a fronte di una vendita, già sarebbe problematico dimostrare il mancato rispetto contrattuale di una vendita tra privati, nel qual caso lei potrebbe citare in giudizio ordinario davanti al giudice di pace la sua controparte in un procedimento di tipo civile. Purtroppo in questi casi è sempre bene considerare tutti gli aspetti legali della transazione ed a sua tutela sono costretto a farla riflettere sulla norma relativa all’incauto acquisto, comportamento sanzionato dal Codice Penale. Spiacente per quanto accaduto e di non poterla aiutare fattivamente.

  3. Gentilissimo alessandro volevo un Suo parere,anche se devo ammettere che ho gia’ ricevuto pareri non positivi sia dalla Polizia postale che dai Carabinieri.” mesi fa a luglio ho sentito un mio amico per telefono dove era molto triste,in effetti non lavora,cosi mi sono proposto di mia spontanea volonta’ di dire…”dai domani ti manddo 100 euro sulla tua postepay”.Il giorno dopo preso dai rimorsi ne ho mandato 500 perche mi dispiaceva,Lui appena ha visto l’accredito mi ha contattato e mi ha detto che voleva ridarmeli perche servivano massimo 100 euro.,gli ho risposto che quando avrebbe risolto i suoi problemi poteva ridarli.Ora sono 2 settimane che è sparito,sono stato alla pstale che dai carabinieri e mi è stato detto che la denuncia non si puo’ fare perche sono stato io a propormi e in tal caso non esiste truffa,perche in effeti lui non mi ha messo le mai alla gola…..Mi dica anche il suo parere…grazie

    • Gentile utente, sinceramente il mio parere è molto positivo, non per quanto riguarda l’eventuale recupero monetario, bensì verso il Suo animo generoso. In veste di rappresentante dell’Associazione ADICONFI, mi sono trovato più e più volte nella Sua stessa situazione in relazione con nostri soci che ci hanno chiesto supporto per recuperare rimborsi o differenze su calcoli errati negli specchi di finanziamento, e poi dopo aver ricevuto anche ingenti rimborsi, sono scomparsi senza corrispondere le spese legali che l’Associazione aveva anticipato per loro conto.

      A nostre spese (intendo a spese di tutti i soci di ADICONFI) abbiamo imparato ad essere più prudenti, per evitare di dover fare pesare gli approfittamenti di alcuni sulle spalle di tutti gli associati, che invece sostengono ed hanno a cuore le attività dell’Associazione.
      In alcune situazioni particolari di estrema precarietà economica (comprovate da ISEE e vari certificati dei comuni di residenza), invece abbiamo deciso di prenderci a carico tutte le spese di procedura.

      Chiedo venia per la divagazione, ma quanto sopra è per specificare quanto il Suo atteggiamento nei confronti del suo amico sia condiviso appieno.

      Nel caso specifico, il voler rientrare in possesso di quanto prestato è certamente un Suo diritto, ma non essendovi condizioni scritte, ed avendo Lei stesso concesso il prestito senza condizioni di tempo, sarà il Suo amico che in coscienza (ed in riconoscenza per l’aiuto ricevuto) si farà avanti non appena possibile (come Lei stesso ha menzionato). Se ciò non dovesse succedere, non può configurarsi nessun tipo di reato, tanto meno la truffa o la l’appropriazione indebita (che incorre quando il prestito ha una destinazione specifica e su cui non mi posso dilungare). L’unica alternativa è seguire la procedura civilistica del «recupero crediti», ma visti i buoni rapporti di amicizia e la lungaggine estrema della procedura nonché i costi legali da anticipare, sconsiglio vivamente di intraprendere questa strada.

  4. Buonasera Alessandro, le scrivo per chiederle un parere in base alla sue esperienza in questo campo. Per farla breve, proprio oggi sono stata vittima di un raggiro con una ricarica PostePay. Sono già stata dai Carabinieri e ho bloccato la mia carta, ma l’addebito purtroppo era già stato effettuato. In banca mi hanno detto che lunedì dovrò andare presso la mia filiale a richiedere il disconoscimento dell’operazione per “provare” ad avere indietro i soldi. La mia domanda è questa: secondo lei è una possibilità quella di disconoscere l’operazione e avere indietro i soldi?
    La ringrazio in anticipo e le auguro una buona serata.
    Silvia.

    • Alessandro Lega Alessandro Lega

      Gentile Silvia,
      per alcune situazioni disconoscere un pagamento effettuato tramite carta di credito è possibile, in altri casi non è possibile. E’ possibile quando il movimento contabile, viene effettuato tramite pagamenti ricorrenti, ovvero quella sorta di addebito mensile su carta di credito tipico nel caso di abbonamento telefonico o similare. E’ anche possibile disconoscere un movimento di carta di credito effettuato online quando vengono “rubate” le credenziali; in questo caso deve essere effettuata una denuncia per furto delle credenziali di accesso, la denuncia deve essere comunicata al gestore della carta, quindi la carta deve essere immediatamente bloccata. Solitamente in questi casi risponde l’assicurazione della Banca o del gestore della carta di credito. Se invece il pagamento è stato effettuato tramite una ricarica Postepay effettuata allo sportello postale, disconoscere il movimento non è proprio possibile. Avendo già Lei effettuato una denuncia ai Carabinieri a seguito del raggiro subito, ritengo improbabile che le Poste possano accettare il disconoscimento dell’operazione perché non dovuta a furto delle credenziali. Purtroppo mi è capitato di vedere problematiche ben più gravi con perdite economiche molto ingenti quando i servizi bancari delle Poste Italiane non disponevano ancora dei cosiddetti TOKEN di sicurezza. Ora la situazione dei servizi bancari delle Poste è molto migliorata dal punto di vista della sicurezza, ma non sono ancora state implementate le modalità di protezione dell’utente, che invece sono diffuse nei paesi del nord-europa.

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